Forte Terremoto in Afghanistan Orientale: Epicentro a 450 km da Kabul, Scossa Avvertita fino a Islamabad

Redazione

27 Giugno 2026

Il terremoto ha colpito alle prime luci dell’alba, scuotendo il nord dell’Afghanistan con una forza che ha sorpreso tutti. L’epicentro, nascosto tra le montagne a circa 450 chilometri da Kabul, ha fatto tremare la terra in un’area poco popolata, ma la scossa è arrivata fin dentro Islamabad. Là, in Pakistan, la paura ha spinto molti a lasciare le proprie case di corsa. Un segnale netto: qui, dove paesaggi mozzafiato si intrecciano con pericoli reali, la natura ricorda quanto sia fragile ogni giorno la vita.

Un sisma da 6.2 scuote il nord dell’Afghanistan

Il terremoto, di magnitudo 6.2, ha colpito a una profondità di circa 10 chilometri. Questo dato spiega perché le onde si siano propagate con tanta energia fino alla superficie. L’area interessata è una delle più complesse dal punto di vista geologico, dove la placca indiana si scontra con quella eurasiatica. Qui i terremoti non sono rari, ma eventi di questa intensità capitano più di rado.

Le costruzioni, spesso realizzate senza criteri antisismici, aumentano i rischi per chi vive in queste zone. Le infrastrutture sono fragili e i danni, anche se non ancora del tutto quantificati, potrebbero essere rilevanti soprattutto nelle aree più isolate.

La scossa si sente forte anche a Islamabad

Nonostante la distanza, il terremoto ha fatto tremare i vetri fino alla capitale pakistana. Molti abitanti sono usciti per strada, preoccupati da quello che stavano vivendo. Gli edifici più deboli hanno riportato qualche danno, ma finora non si segnalano vittime o danni gravi.

Le autorità pakistane hanno subito attivato i sistemi di allerta e stanno monitorando la situazione, consapevoli che dopo un evento del genere il rischio di scosse di assestamento resta alto. La paura è palpabile, soprattutto nelle periferie dove le risorse per gestire un’emergenza sono scarse.

Paura e soccorsi nel cuore dell’Afghanistan

Nel nord del paese la popolazione ha passato ore di grande tensione. Le case, spesso costruite con materiali poveri, rischiano di crollare. I primi controlli segnalano danni a strade e ponti, fondamentali per collegare i villaggi sparsi tra le montagne.

Nonostante le difficoltà legate al territorio e alla situazione politica, i soccorsi si sono messi in moto rapidamente. Organizzazioni internazionali stanno portando aiuti e supporto sanitario, cercando di raggiungere soprattutto le comunità più isolate. La priorità è proteggere chi è rimasto più vulnerabile e senza un rifugio sicuro.

Le scosse secondarie restano una minaccia concreta. Per questo le autorità invitano a non abbassare la guardia. La solidarietà tra le persone si fa sentire: volontari organizzano punti di accoglienza e aiutano a mettere in sicurezza le abitazioni danneggiate.

Controlli, prevenzione e l’urgenza di fare di più

I centri di monitoraggio sismico di Afghanistan e Pakistan stanno seguendo ogni movimento della terra. Le scosse di assestamento continuano, soprattutto vicino all’epicentro, e i dati raccolti saranno fondamentali per capire cosa aspettarsi nelle prossime ore.

Sul fronte delle istituzioni, cresce la consapevolezza della necessità di migliorare le infrastrutture e i sistemi di allarme. Molti villaggi non hanno ancora un piano antisismico chiaro, un limite che rende più difficile intervenire efficacemente in emergenza.

Anche i servizi sanitari si preparano a una possibile ondata di feriti. In queste zone la mancanza di risorse tecniche e umane è una sfida continua. L’aiuto internazionale sarà decisivo per sostenere chi vive in un’area fragile e spesso dimenticata. Questo terremoto è un duro richiamo: prevenire e monitorare non è un’opzione, ma una necessità per salvare vite e ridurre i danni.

Change privacy settings
×