Oltre il ring: la sfida di Costa verso Brisbane 2032

Oltre il ring: la sfida di Costa verso Brisbane 2032

Oltre il ring: la sfida di Costa verso Brisbane 2032 - ©ANSA Photo

Luca Baldini

19 Febbraio 2026

Superare le barriere, sia fisiche che culturali, è un obiettivo fondamentale per promuovere un percorso di crescita e partecipazione attiva per tutti, in particolare per le persone con disabilità. Questo è il messaggio centrale emerso durante il convegno “Il ring oltre la disabilità – La paraboxe e le nuove frontiere del pugilato”, tenutosi presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati a Roma. L’evento ha visto la partecipazione di relatori di spicco, tra cui il vicepresidente della Camera, Sergio Costa, che ha sottolineato l’importanza di un impegno concreto da parte delle istituzioni per supportare la paraboxe, una disciplina che sta guadagnando sempre più attenzione e legittimità nel panorama sportivo.

l’importanza del supporto istituzionale

Costa ha dichiarato: “C’è la voglia di fare di più. Mi aspetto che nella prossima legge di bilancio si firmi un emendamento affinché possa esserci un finanziamento per boxe e paraboxe”. Questa affermazione evidenzia non solo la necessità di investimenti economici, ma anche il desiderio di rendere la paraboxe una realtà riconosciuta a livello nazionale ed europeo. L’Italia ha il potenziale per essere pioniera in questo campo, essendo stata tra le prime nazioni in Europa a concepire la paraboxe come disciplina sportiva legittima. L’obiettivo ambizioso è quello di presentare ufficialmente la paraboxe al comitato paralimpico e prepararsi per le Paralimpiadi del 2032 in programma a Brisbane, in Australia.

il potere trasformativo della paraboxe

Il convegno ha messo in luce come la boxe, spesso percepita come uno sport violento, possa invece essere vista come un’arte e un mezzo di inclusione sociale. Attualmente, in Italia, sono circa 13 milioni le persone con disabilità, ma solo il 9% di queste partecipa ad attività sportive. Questo dato rappresenta un grave vulnus che le istituzioni e il mondo dello sport sono chiamati a colmare. La boxe e la paraboxe possono svolgere un ruolo cruciale nel promuovere l’inclusione, abbattendo le barriere culturali e offrendo opportunità a tutti.

Flavio D’Ambrosi, presidente della Federazione Pugilistica Italiana (FPI), ha ribadito l’importanza di rompere gli stereotipi associati al pugilato. “Dimostriamo che lo sport è inclusione e integrazione aprendo il tesseramento a tutte le disabilità”, ha affermato. D’Ambrosi ha sottolineato che l’accesso completo alla pratica sportiva deve essere garantito senza differenze tra le varie categorie di atleti, affinché ogni individuo possa sentirsi parte di una comunità attiva e partecipativa.

la creazione di una rete di supporto

La testimonianza di Simone Dessi, campione italiano e ambassador della FPI, ha reso ancora più tangibile il potere trasformativo della paraboxe. Dessi ha condiviso la sua esperienza personale, rivelando come, in un momento di difficoltà e depressione, abbia trovato nella paraboxe un’attività che non solo ha migliorato il suo benessere, ma che ha anche il potenziale di aiutare altre persone. “Ho vinto titoli e ora cerchiamo di lavorare anche in scuole, ospedali e carceri, portando la paraboxe in tutta Italia”, ha concluso, evidenziando l’impegno nella diffusione di questo sport.

Il convegno ha anche toccato il tema dell’importanza di creare una rete di supporto non solo a livello sportivo, ma anche sociale. La paraboxe rappresenta un’opportunità per costruire legami tra atleti, famiglie e comunità, promuovendo un ambiente inclusivo e accogliente. Le iniziative per portare la paraboxe in contesti come le scuole e gli ospedali sono fondamentali per sensibilizzare l’opinione pubblica e incoraggiare la partecipazione di persone con disabilità a pratiche sportive.

Inoltre, è cruciale che le istituzioni collaborino con le federazioni sportive per sviluppare programmi specifici e accessibili, che possano attrarre un numero maggiore di atleti disabili. Questa sinergia tra pubblico e privato potrebbe garantire non solo un aumento della partecipazione, ma anche un miglioramento delle infrastrutture e delle attrezzature dedicate alla paraboxe.

Un altro aspetto da considerare è la formazione degli allenatori e degli operatori sportivi. È fondamentale che questi professionisti siano adeguatamente preparati per lavorare con atleti con disabilità, affinché possano offrire loro un’esperienza sportiva sicura e gratificante. La creazione di corsi di formazione specifici, che trattino le peculiarità della paraboxe e delle diverse disabilità, potrebbe rappresentare un passo importante verso l’inclusione totale.

Il convegno “Il ring oltre la disabilità” ha quindi aperto un’importante finestra su come il pugilato, e in particolare la paraboxe, possano fungere da strumenti di cambiamento sociale. Con il supporto delle istituzioni e l’impegno del mondo sportivo, l’obiettivo di rendere la paraboxe una disciplina riconosciuta e praticata da tutti si avvicina sempre di più. La strada è ancora lunga, ma la volontà di superare le barriere è forte e determinata.

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