Milano Cortina: il post virale che ha scatenato minacce contro il campione Kenworthy

Milano Cortina: il post virale che ha scatenato minacce contro il campione Kenworthy

Milano Cortina: il post virale che ha scatenato minacce contro il campione Kenworthy - ©ANSA Photo

Luca Baldini

9 Febbraio 2026

La prossima settimana si svolgeranno a Milano Cortina i Campionati Mondiali di Sci Freestyle, ma l’attenzione mediatica è stata catturata da un episodio controverso che coinvolge Gus Kenworthy, un noto sciatore freestyle e attivista per i diritti LGBT. Kenworthy, che ha rappresentato sia gli Stati Uniti che la Gran Bretagna in diverse competizioni olimpiche, ha recentemente postato su Instagram una foto che ha suscitato un acceso dibattito online.

In questa foto, l’immagine di “Fuck Ice” è stata scritta sulla neve utilizzando la pipì, un gesto provocatorio che ha scatenato una serie di reazioni, sia di supporto che di odio. Sebbene il post sia stato interpretato come una critica nei confronti delle politiche anti-LGBTQ+ dell’attuale amministrazione statunitense, ha anche attirato un’ondata di minacce e insulti diretti al 34enne atleta. Molti utenti dei social media non hanno risparmiato commenti violenti, esprimendo desideri di violenza fisica nei suoi confronti.

La reazione della British Olympic Association

La British Olympic Association ha preso sul serio la situazione, attivando i servizi di supporto per Kenworthy. In un’intervista con la BBC, un portavoce della federazione ha affermato: “Il Team GB prende sul serio il benessere degli atleti e mette a disposizione servizi di supporto, in particolare in caso di minacce e abusi tramite i social media. A tutti gli atleti del Team GB viene offerto questo servizio in modo proattivo.” Questa dichiarazione evidenzia l’importanza del supporto psicologico e della sicurezza per gli atleti, specialmente in un clima di crescente intolleranza online.

Il lato oscuro dei social media

Kenworthy, noto non solo per le sue abilità sciistiche ma anche per il suo attivismo, ha condiviso la sua esperienza con i social media in un video che ha rapidamente accumulato oltre 27.000 visualizzazioni. “Ho postato i miei ‘pensieri’ e ho ricevuto una tonnellata di messaggi; molti erano di incoraggiamento e supporto, ma tanti sono stati orribili”, ha dichiarato Kenworthy. “Mi dicevano di uccidermi, che sperano di vedermi rompere un ginocchio o rompermi il collo.” Queste parole mettono in luce l’oscuro lato dei social media, dove il cyberbullismo e le minacce possono avere un impatto devastante sulla vita degli individui.

L’importanza della libertà di espressione

Kenworthy ha continuato a riflettere su cosa significhi per lui essere un atleta americano che compete per la Gran Bretagna: “Gareggio da due Olimpiadi con la Gran Bretagna, ma sono per metà americano. Sono cresciuto e ho studiato negli Stati Uniti e vivo lì. Per loro ho gareggiato nelle mie prime due Olimpiadi e ho vinto una medaglia d’argento, per questo ho a cuore quello che succede lì.” Questa complessità identitaria rispecchia la vita di molti atleti che navigano tra culture e nazionalità diverse, cercando di trovare il proprio posto in un mondo che spesso sembra diviso.

L’episodio ha suscitato dibattiti più ampi sull’importanza della libertà di espressione e sui rischi che gli atleti devono affrontare quando si espongono su questioni sociali e politiche. Kenworthy ha affermato: “Forse questo è il prezzo per chi parla ad alta voce, ma penso sia importante dire quello in cui crediamo e resistere alle ingiustizie.” Le sue parole risuonano con molti che si sentono costretti a tacere di fronte all’odio e all’intolleranza.

Il contesto di questo evento è particolarmente rilevante, dato che il mondo dello sport sta vivendo un periodo di crescente attenzione verso le questioni di inclusività e diritti civili. Gli atleti, sempre più, si fanno portavoce di problematiche sociali, utilizzando le loro piattaforme per promuovere cambiamenti positivi. Kenworthy, in particolare, ha utilizzato la sua visibilità per sensibilizzare l’opinione pubblica su questioni riguardanti i diritti LGBTQ+, in un momento in cui tali diritti sono sotto attacco in molte parti del mondo.

In un’epoca in cui i social media possono amplificare le voci di sostegno, possono anche servire da veicolo per attacchi e minacce. La risposta della British Olympic Association e il supporto offerto a Kenworthy sono un passo importante per garantire che gli atleti non si sentano soli nelle loro battaglie. La federazione ha riconosciuto che il benessere degli atleti deve essere una priorità e che, di fronte a minacce e abusi, è fondamentale fornire le risorse necessarie per affrontare tali situazioni.

Il caso di Kenworthy è un esempio emblematico di come lo sport e le questioni sociali siano sempre più interconnessi. Mentre si avvicinano i Campionati Mondiali di Sci Freestyle a Milano Cortina, il mondo dello sport osserva con attenzione come si svilupperà questa situazione e come Kenworthy affronterà le sfide che lo attendono non solo sulle piste, ma anche nella sua vita quotidiana.

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