«È il Tesoro americano a rompere gli accordi». Non si è trattenuto Ali Bagheri Kani, il negoziatore iraniano, quando ha puntato il dito contro Janet Yellen, la segretaria del Tesoro degli Stati Uniti. Era il 19 maggio 2023, e le parole di Kani hanno subito scatenato un nuovo scontro diplomatico tra Teheran e Washington. Non più semplici tensioni di facciata, ma accuse dirette, pesanti, che mettono a dura prova un negoziato sul nucleare già sull’orlo del collasso. Le dichiarazioni ufficiali si susseguono, e la trattativa sembra allontanarsi ancora di più da una possibile intesa.
Bagheri Kani non le manda a dire: “La colpa è del Tesoro Usa”
Il capo negoziatore iraniano ha usato toni netti e senza giri di parole. Davanti alla comunità internazionale ha detto chiaro e tondo che le violazioni non vengono da Teheran, ma da Washington, con in testa proprio Janet Yellen. Le accuse riguardano le politiche economiche e finanziarie del Dipartimento del Tesoro, viste da Teheran come un muro che impedisce il ritorno alle condizioni previste dal Joint Comprehensive Plan of Action .
Secondo gli iraniani, sono proprio gli ostacoli nelle transazioni bancarie e il mancato allentamento delle sanzioni a bloccare la ripresa degli scambi internazionali. Bagheri Kani sostiene che senza questi impedimenti americani, il percorso nucleare avrebbe preso una piega diversa, in linea con le aspettative di un ritorno agli accordi originali.
Al centro della crisi: sanzioni, economia e diplomazia
Il nodo delle sanzioni resta il punto cruciale. Dal 2018, quando l’amministrazione americana ha abbandonato unilateralmente il JCPOA, le restrizioni hanno pesato duramente sull’economia e sul commercio iraniano. Ora, per rimettere in moto i negoziati, l’Iran chiede certezze concrete, soprattutto la cancellazione delle sanzioni più pesanti che colpiscono la popolazione e mettono in ginocchio l’economia.
Fonti iraniane sostengono che è proprio la mancanza di volontà degli Stati Uniti, in particolare del Tesoro guidato da Yellen, a bloccare una soluzione possibile. Per Teheran, mantenere le restrizioni finanziarie e il blocco delle banche è una mancanza di buona fede, nonostante la disponibilità a rispettare gli obblighi nucleari. Questo scenario rende i colloqui sempre più duri, con entrambe le parti ferme sulle proprie posizioni.
Diplomazia in bilico: cosa succede adesso?
Le parole di Bagheri Kani fanno rumore in molte capitali, dove cresce la preoccupazione per un possibile stallo prolungato. L’attacco diretto al Tesoro americano complica ogni tentativo di riavvicinamento e alza ulteriormente il livello dello scontro. Europa e altri Paesi coinvolti cercano di mantenere un equilibrio delicato, evitando di chiudere le porte a nessuno.
Già il giorno prima, giovedì 18 maggio, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano aveva accusato Washington di usare le sanzioni come strumento di pressione economica. Ora, con la nomina esplicita di Janet Yellen come responsabile, la tensione assume un tono più personale, creando nuovi ostacoli al dialogo. Il futuro del Patto sul nucleare resta incerto, mentre queste dichiarazioni mostrano quanto sia fragile la tregua diplomatica.
Le prossime settimane saranno decisive: si capirà se l’accusa americana porterà a un irrigidimento definitivo o se, al contrario, da questo scontro potrà nascere una nuova fase di trattative più concreta. Intanto, entrambi i fronti restano vigili, consapevoli che ogni mossa può cambiare gli equilibri geopolitici in gioco.