Gli Stati Uniti hanno alzato i dazi, ma le auto italiane non mollano. Anzi, resistono con una forza che sorprende gli analisti. Nel frattempo, i prodotti agricoli made in Italy arrancano, segnando un calo significativo nelle esportazioni. Due settori, entrambi simboli del nostro paese, ma con destini opposti sul palcoscenico globale.
Auto italiana: come si difende dai dazi e tiene il mercato americano
I dazi statunitensi, in vigore da qualche anno, avrebbero potuto mettere in ginocchio l’export delle auto italiane verso gli Usa, uno dei mercati più importanti per il settore. Invece, nonostante i costi aggiuntivi su molti modelli, le case italiane hanno saputo mantenere una buona presenza, con esportazioni stabili o al massimo in lieve calo. Niente crolli clamorosi, insomma, come molti temevano.
Dietro a questo risultato c’è un mix di elementi. Prima di tutto, il marchio made in Italy che conserva un fascino forte, non solo in Italia ma anche all’estero. Poi, le aziende hanno cambiato strategia: hanno allargato la gamma, puntando su modelli premium e nicchie meno colpite dai dazi. Senza dimenticare l’innovazione tecnologica e la spinta verso vetture più ecologiche, che aiutano a evitare o attenuare le tariffe. Così, l’industria dell’auto riesce a districarsi in un mercato complicato, mantenendo quote e fatturato.
L’export agricolo frena: cosa sta succedendo
Il quadro è ben diverso per l’agroalimentare. Qui i segnali sono negativi. I prodotti italiani, sempre apprezzati, faticano a tenere le esportazioni. I cali sono particolarmente marcati verso i Paesi extra Ue e soprattutto gli Stati Uniti, dove dazi e restrizioni hanno fatto lievitare i costi, riducendo la competitività .
Le ragioni sono molte. Oltre alle barriere doganali, pesa la concorrenza di Paesi emergenti che offrono prezzi più bassi o prodotti simili a condizioni più favorevoli. A complicare il quadro ci sono poi le nuove dinamiche delle catene di approvvigionamento, ancora segnate dalla pandemia e dall’instabilità geopolitica. Per i produttori agricoli si apre così un mercato più fragile, con volumi in calo e conseguenti perdite economiche importanti.
Quali prospettive per l’export italiano?
Guardando avanti, l’export italiano appare diviso in due. Nel settore auto, la spinta verso la sostenibilità e l’elettrico può essere la chiave per tenere e magari migliorare la posizione internazionale. Le aziende che investono in ricerca e sviluppo e che rafforzano i legami con i mercati chiave hanno buone chance di consolidare i risultati raggiunti.
Per l’agricoltura, invece, serve una riflessione più profonda. Le tensioni internazionali chiedono strategie che vadano oltre prezzo e qualità : servono più certificazioni, tracciabilità , innovazione nelle tecniche produttive e promozione mirata all’estero. Solo così il settore potrà affrontare le barriere commerciali e un contesto globale che cambia in fretta. In questa fase, il sostegno delle istituzioni e delle associazioni di categoria sarà decisivo.
L’industria italiana, dunque, naviga tra luci e ombre in due settori strategici, con scenari diversi ma entrambi fondamentali per il futuro economico del Paese.