Zappi in aula: il presidente degli arbitri affronta il tribunale nazionale Figc

Zappi in aula: il presidente degli arbitri affronta il tribunale nazionale Figc

Zappi in aula: il presidente degli arbitri affronta il tribunale nazionale Figc - ©ANSA Photo

Luisa Marcelli

12 Gennaio 2026

Questa mattina, il Tribunale federale nazionale della FIGC ha dato il via all’udienza riguardante Antonio Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA). Zappi è stato deferito dalla procura della FIGC, guidata da Giuseppe Chiné, per presunti abusi di potere e pressioni esercitate sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D. Le accuse specifiche riguardano il tentativo di forzare le dimissioni di figure chiave come Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, con l’intento di sostituirli con arbitri di maggiore esperienza, quali Daniele Orsato e Stefano Braschi.

Il caso ha generato un notevole clamore all’interno del panorama calcistico italiano, non solo per le posizioni di responsabilità ricoperte da Zappi, ma anche per le implicazioni etiche e professionali di una tale situazione. La questione delle pressioni sugli arbitri è delicata e tocca il cuore della credibilità del sistema arbitrale, essenziale per il buon funzionamento delle competizioni.

Le accuse e il processo disciplinare

Secondo quanto riportato da diverse fonti, il procedimento disciplinare si è aperto a seguito di segnalazioni e testimonianze che avrebbero messo in luce un clima di intimidazione e ingerenza nelle decisioni riguardanti la designazione degli arbitri. In particolare, l’accusa sostiene che Zappi abbia cercato di influenzare le scelte tecniche per favorire arbitri a lui più affini, minando così l’autonomia degli organi tecnici coinvolti.

  1. Abusi di potere: Zappi è accusato di aver esercitato pressioni sui vertici degli organi tecnici.
  2. Dimissioni forzate: Tentativo di forzare le dimissioni di figure chiave nel mondo arbitrale.
  3. Influenza sulle designazioni: Accuse di aver cercato di favorire arbitri di sua scelta.

L’udienza di oggi ha visto la presenza di Zappi e dei suoi legali, i quali hanno presentato documenti e testimoni per difendere la sua posizione. Durante la seduta, il presidente dell’AIA ha respinto le accuse, sostenendo di aver sempre operato nel rispetto delle normative e delle procedure previste dalla FIGC. Il suo avvocato ha inoltre sottolineato l’importanza di garantire un processo equo e trasparente, evidenziando come le accuse possano avere un impatto devastante sulla reputazione di Zappi e sull’intero corpo arbitrale.

Le ripercussioni e il contesto

Parallelamente, è stato deferito anche Emanuele Marchesi, membro del Comitato Nazionale dell’AIA, anch’egli coinvolto nelle stesse dinamiche accusatorie. La decisione di deferire Marchesi indica un interesse della procura FIGC nel fare chiarezza su un sistema che, secondo le accuse, potrebbe essere stato compromesso da interessi personali e pressioni esterne.

Le ripercussioni di questo caso potrebbero essere significative: se le accuse dovessero risultare fondate, si profilerebbero sanzioni disciplinari non solo per Zappi e Marchesi, ma anche per altri membri dell’AIA che potrebbero essere coinvolti nel processo. Inoltre, una crisi di fiducia nei confronti degli arbitri potrebbe avere effetti devastanti sul campionato, su tutte le categorie, alimentando polemiche e contestazioni da parte delle squadre e dei tifosi.

La necessità di riforme

Il caso Zappi non è isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di scrutinio delle pratiche di gestione e delle decisioni all’interno della FIGC. Negli ultimi anni, la federazione ha cercato di implementare riforme per garantire maggiore trasparenza e indipendenza nel processo di designazione degli arbitri. Tuttavia, la vicenda attuale solleva interrogativi sulla reale efficacia di tali misure e sulla capacità della federazione di tutelare l’integrità del suo operato.

In questo scenario, è fondamentale che la FIGC continui a investire nella formazione e nella preparazione dei propri arbitri, affinché possano operare in un ambiente privo di pressioni esterne. Inoltre, la gestione delle relazioni tra i vertici arbitrali e le squadre deve essere chiara e ben definita, per prevenire conflitti di interesse e garantire il rispetto delle regole.

Il pubblico e gli addetti ai lavori attendono ora con interesse il prosieguo dell’udienza e le eventuali decisioni che potrebbero scaturire da questo processo. La questione delle dimissioni forzate e delle sostituzioni arbitrarie potrebbe non solo cambiare le carriere di Zappi e Marchesi, ma anche influenzare la stagione calcistica in corso, con ripercussioni che potrebbero andare ben oltre la sfera sportiva.

Infine, è importante sottolineare come questo episodio evidenzi la necessità di una riflessione più ampia sulla governance del calcio in Italia. Le istituzioni calcistiche devono lavorare per garantire un ambiente sano e giusto, in cui gli arbitri possano operare senza timori e dove le decisioni siano sempre prese nell’interesse del gioco e della giustizia sportiva. Il futuro dell’arbitraggio italiano potrebbe dipendere dalla capacità della FIGC di affrontare con serietà e determinazione le sfide che si presentano in questo ambito.

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