Sparite le corse sotto l’acqua: la Formula 1 ha un problema con le gomme full wet

F1 gare bagnato.

L’acqua sull’asfalto mette a dura prova la sicurezza e le strategie di gara. - www.wigglesport.it

Luca Antonelli

29 Agosto 2025

Le corse sul bagnato in Formula 1 sono quasi sparite: il motivo è nelle gomme full wet che non funzionano come dovrebbero.

Negli ultimi anni, qualcosa è cambiato nelle corse di Formula 1. Le immagini spettacolari di monoposto che solcano l’acqua, tra scie imponenti e sorpassi al limite, sembrano appartenere al passato. Oggi, basta un temporale per fermare tutto: partenza ritardata, safety car in pista per giri interi, addirittura bandiera rossa. Una delle cause principali è il comportamento delle gomme full wet, teoricamente progettate per gestire le situazioni più estreme, ma nella pratica diventate un punto debole. Lo confermano team, piloti e analisi tecniche. Nessuno le vuole. Ma com’è possibile che in una competizione da miliardi, uno degli strumenti fondamentali per correre sotto la pioggia sia diventato praticamente inutile?

Gomme full wet, il grande fallimento tecnico della Formula 1 moderna

L’argomento è più tecnico di quanto sembri, ma anche molto concreto. Le gomme full wet sono quelle con intagli più profondi, pensate per espellere fino a 85 litri d’acqua al secondo, almeno sulla carta. Nella realtà, però, la situazione è molto diversa. I piloti lamentano una scarsa aderenza, peggiore persino delle intermedie. E non è solo una questione di prestazioni: l’effetto più grave riguarda la mancanza di grip a basse velocità, specialmente su piste moderne dove il drenaggio non è ottimale.

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Le condizioni estreme evidenziano le lacune delle mescole da bagnato. – www.wigglesport.it

Secondo Mario Isola, responsabile F1 per Pirelli, la causa va cercata nella combinazione tra carreggiate moderne, asfalto drenante e temperatura delle gomme. Le full wet non entrano mai in temperatura. Il risultato è un paradosso: sono le gomme più sicure sulla carta, ma anche le più inutilizzate. Vengono montate solo in condizioni di emergenza, spesso per fare qualche giro dietro la safety car, e poi sostituite appena possibile con le intermedie.

Un esempio lampante è il Gran Premio del Giappone 2022. Partenza sotto il diluvio, pista allagata, visibilità compromessa. I piloti hanno girato per lunghi minuti dietro la vettura di sicurezza, proprio perché con le full wet non si poteva davvero correre. Lo stesso copione si è ripetuto nel 2023 a Monza, Spa-Francorchamps, Suzuka e Montecarlo. In tutte queste occasioni, le gomme da bagnato estremo hanno dimostrato di essere un’opzione puramente teorica.

L’effetto visibilità e i limiti della tecnologia attuale

Un altro problema decisivo è quello della visibilità. Le moderne monoposto generano una scia d’acqua enorme quando corrono sul bagnato, anche a velocità ridotte. Questo non solo rende difficile vedere per chi segue, ma crea anche una situazione di pericolo reale. La FIA ha avviato uno studio per installare dei parafanghi sopra le ruote posteriori, per ridurre l’effetto spray. I primi test, però, non hanno convinto nessuno. Né i piloti, né i team, né chi guarda da casa.

Il cuore della questione è semplice: la tecnologia non è riuscita a stare al passo con le esigenze. Le monoposto 2022 e 2023 sono più grandi, più pesanti, con fondo piatto che genera più acqua. La Pirelli ha provato a migliorare il disegno delle gomme, ma la finestra di utilizzo è troppo ristretta. Non bastano pochi gradi per passare da “troppo fredda” a “inservibile”. E così, ogni volta che piove, si preferisce fermare tutto.

I team sono sempre più riluttanti a rischiare. Un errore in condizioni di bassa aderenza può compromettere il mondiale o causare danni milionari. Ecco perché spesso le corse sotto la pioggia vengono neutralizzate o interrotte. Non è paura, è pragmatismo. Ma il risultato è che lo spettacolo ne risente, e anche l’interesse degli spettatori.

I numeri parlano chiaro: negli ultimi cinque anni, i giri corsi su gomme full wet sono diminuiti del 70%. E in molti casi, i piloti si sono ritrovati costretti a usare le intermedie in condizioni per cui non erano state pensate, pur di evitare le full wet.

Il futuro? Resta incerto. La FIA e Pirelli stanno lavorando a una nuova generazione di pneumatici da pioggia, ma la sfida è complessa. Intanto, le gare sotto la pioggia restano sospese tra nostalgia e incertezza.

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