Milano Cortina: la storia di un legame familiare nei Giochi che unisce generazioni

Milano Cortina: la storia di un legame familiare nei Giochi che unisce generazioni

Milano Cortina: la storia di un legame familiare nei Giochi che unisce generazioni - ©ANSA Photo

Luca Baldini

9 Febbraio 2026

Il legame tra le generazioni è spesso profondo e significativo, come dimostra la storia di Stefano Covi, un pensionato di 65 anni, e suo padre Carlo, un appassionato di sport e volontario legato alle Olimpiadi. Con l’avvicinarsi dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, la loro famiglia rappresenta un esempio di passione e dedizione. Stefano, insieme alla moglie Lorena, ha deciso di unirsi al gruppo di volontari che lavoreranno presso lo stadio del fondo della Val di Fiemme, un luogo emblematico per le prove nordiche.

Un’eredità di passione sportiva

La prima volta che l’Italia ha ospitato le Olimpiadi Invernali è stata nel 1956 a Cortina d’Ampezzo, dove Carlo Covi era tra i volontari, contribuendo al successo dell’evento. Scomparso nel 1988, Carlo è stato un pioniere dell’insegnamento dello sci in Italia, essendo stato uno dei primi maestri di sci con il numero di identificazione 201. Per 35 anni ha guidato corsi di sci per bambini e allenato squadre di atletica leggera. La sua passione per lo sport lo portò a Cortina nel 1956, dove fornì assistenza sulle piste.

Stefano, il più giovane dei nove figli di Carlo, riflette sul significato di questo legame: “È bello pensare che ci sia questo legame olimpico. Per quanto mi riguarda, è stata l’occasione di avere i giochi ‘in casa’ a spingermi a presentare la candidatura”. Con la sua partecipazione attiva come volontario, Stefano cerca di onorare l’eredità di suo padre e mantenere viva la tradizione familiare legata agli eventi sportivi.

Un’avventura indimenticabile

La storia di Carlo Covi non si limita solo alle Olimpiadi Invernali del 1956. Nel 1952, insieme a Giorgio, il suo primogenito di 14 anni, intraprese un’avventura straordinaria: facendo autostop fino a Helsinki per seguire i Giochi Olimpici Estivi. Con solo un pezzo di grana nello zaino, padre e figlio vissero un’esperienza indimenticabile, culminata con il buon piazzamento di uno degli atleti seguiti, Bruno Fait, che ottenne un ottavo posto nella marcia di 10 chilometri.

L’amore di Carlo per lo sport si riflette anche nelle sue esperienze successive. Nel 1960, fu presente a Roma per assistere a un’altra olimpiade, insieme a Giorgio e a Claudio, per celebrare il trionfo storico di Valerio Berruti nei 200 metri piani. Questi momenti hanno cementato il legame tra la famiglia Covi e il mondo dello sport, rendendo la vita di Carlo un esempio di dedizione e passione.

Un impegno che continua

La presenza di Carlo Covi nel panorama dell’atletica leggera non si limitò a quella di volontario, ma si estese anche al suo ruolo di educatore e promotore di eventi sportivi. Grazie al suo impegno e a quello di Ezio Postal, il capo scuola di atletica leggera a Trento è stato intitolato a loro, un riconoscimento che sottolinea l’importanza del loro contributo alla formazione di giovani atleti e all’educazione sportiva nella regione.

Oggi, Stefano e Lorena, con il loro impegno come volontari, continuano la tradizione familiare di servizio e passione per lo sport. Durante le due settimane dei Giochi di Milano Cortina, si prevede che Stefano e sua moglie svolgeranno una decina di turni per assistere gli spettatori e contribuire al successo dell’evento. Questo impegno rappresenta un tributo alla memoria di Carlo e un’opportunità per Stefano di trasmettere ai propri figli l’importanza del volontariato e della comunità.

In un’epoca in cui i Giochi Olimpici sono spesso associati a enormi investimenti e visibilità internazionale, la storia di Stefano e Carlo Covi ci ricorda il valore delle radici e delle tradizioni familiari. Mentre Milano Cortina si prepara a ospitare il mondo, la loro storia riflette l’essenza delle Olimpiadi: un’unione di sport, comunità e passione che trascende il tempo e le generazioni. La famiglia Covi rappresenta un esempio luminoso di come il volontariato possa essere un ponte tra passato e futuro, unendo le esperienze di una generazione con quelle di un’altra attraverso l’amore per lo sport.

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