Nessun Europeo in Italia nel 2029: la Figc comunica alla Uefa il ritiro ufficiale della candidatura.
La Figc ha comunicato alla Uefa il ritiro ufficiale della candidatura italiana per ospitare gli Europei femminili del 2029. La notizia è stata confermata il 29 agosto 2025, con una nota inviata direttamente all’organo calcistico europeo. Una decisione che sorprende solo in parte, considerando le difficoltà logistiche e organizzative che il progetto aveva già incontrato negli ultimi mesi. L’Italia esce così dalla corsa, lasciando spazio a una concorrenza agguerrita che include Svezia, Svizzera e Polonia, tutte ancora in lizza.
Il progetto, inizialmente presentato nel 2023, prevedeva un torneo itinerante tra otto città italiane, con un piano di ristrutturazione e adeguamento degli stadi valutato in oltre 110 milioni di euro. Un investimento rilevante, ma che non ha ottenuto il sostegno politico necessario a livello nazionale e locale. La Federazione ha quindi deciso di interrompere il percorso, informando in via ufficiale la Uefa.
Le motivazioni dietro al ritiro
La decisione della Figc è maturata nelle ultime settimane, dopo diversi segnali di rallentamento. I motivi sono da ricercare nella mancanza di garanzie economiche certe e nell’incertezza politica che ha investito alcuni degli enti coinvolti nel piano. L’organizzazione di un evento del genere richiede una rete di sostegno ampia, che comprenda governo, regioni, comuni, sponsor e infrastrutture sportive allineate. Nessuno di questi elementi, a oggi, risultava solido o definito.

Il presidente Gabriele Gravina, in un confronto riservato con il consiglio federale, ha riconosciuto che “non ci sono le condizioni minime per andare avanti con la candidatura”. Non è la prima volta che l’Italia rinuncia a ospitare una manifestazione calcistica internazionale per ostacoli interni. Già nel 2018 era saltato il dossier per gli Europei Under 21, e prima ancora l’Italia si era ritirata dalla corsa per Euro 2024.
A influenzare la scelta c’è anche il contesto economico generale. Le risorse pubbliche disponibili sono sempre più contingentate e destinate ad altri fronti prioritari. In questo scenario, un investimento da decine di milioni per stadi e trasporti non è stato considerato sostenibile. Anche alcune amministrazioni comunali coinvolte — tra cui quelle di Bari, Cagliari e Firenze — avevano già espresso dubbi formali sulla fattibilità degli interventi richiesti.
A tutto ciò si aggiunge una questione di priorità federali. Con il progetto della nuova Serie A femminile professionistica ancora in fase di consolidamento, la Figc ha scelto di concentrare risorse e attenzione su obiettivi più concreti e vicini nel tempo.
Il futuro del calcio femminile in Italia
L’Italia si ritira, ma non abbandona l’idea di valorizzare il calcio femminile. Da via Allegri fanno sapere che la scelta è stata “dolorosa ma necessaria”, e che si continuerà a lavorare su progetti di sviluppo strutturati e sostenibili. L’obiettivo è rafforzare i campionati nazionali e incentivare la nascita di nuove strutture, con un occhio alle giovani calciatrici e alla crescita del movimento nei settori giovanili.
Intanto resta la delusione tra gli addetti ai lavori e nelle squadre che speravano in una vetrina internazionale nel nostro paese. Per molte atlete, giocare un Europeo “in casa” sarebbe stato un traguardo personale e collettivo, soprattutto in un momento in cui la nazionale maggiore è impegnata in un percorso di rinnovamento tecnico.
La Uefa, ricevuta la comunicazione formale, non ha ancora diffuso una reazione ufficiale. Ma a questo punto la corsa all’organizzazione dell’evento si restringe. Le nazioni rimaste in gara — Svezia, Svizzera, Polonia — sono pronte a presentare i dossier finali entro dicembre. La scelta della sede ufficiale degli Europei femminili 2029 verrà resa nota nel primo trimestre del 2026.
Per l’Italia resta aperta la possibilità di candidarsi per eventi successivi, ma serviranno basi più solide. La federazione ha promesso una riflessione interna e una nuova strategia da costruire a partire dai prossimi mesi. Per ora, però, la sensazione è di un’occasione sfumata, non solo sportiva ma anche culturale, in un momento in cui il calcio femminile sta cercando di imporsi come fenomeno nazionale.