Il Tfn rivela: la decisione su Zappi spinge gli arbitri a fare un passo indietro

Il Tfn rivela: la decisione su Zappi spinge gli arbitri a fare un passo indietro

Il Tfn rivela: la decisione su Zappi spinge gli arbitri a fare un passo indietro - ©ANSA Photo

Luisa Marcelli

22 Gennaio 2026

Il recente intervento del Tribunale Federale Nazionale (Tfn) riguardante il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA), Antonio Zappi, ha scatenato un acceso dibattito nel mondo del calcio italiano. La sentenza che ha portato a un’inibizione di 13 mesi per Zappi ha messo in luce problematiche interne all’AIA e ha sollevato interrogativi sul delicato equilibrio tra potere e responsabilità nel mondo arbitrale. Le motivazioni del Tfn hanno rivelato un quadro preoccupante riguardo alla condotta di Zappi, evidenziando la necessità di una maggiore trasparenza e correttezza nell’operato degli arbitri.

Le motivazioni del Tfn

Le motivazioni del Tfn, rese pubbliche, delineano chiaramente come le azioni di Zappi siano state considerate un abuso della propria funzione. Secondo il tribunale, il presidente ha violato i principi di trasparenza e correttezza stabiliti nel Codice Etico dell’AIA. In particolare, il Tfn ha citato articoli che impongono agli arbitri di mantenere un comportamento improntato alla rettitudine e al rispetto delle regole.

  1. Zappi ha cercato di favorire la nomina di Orsato e Braschi come Responsabili delle Commissioni Arbitrarie Nazionali A e B e della Commissione Arbitri Nazionale C.
  2. Ha indotto i colleghi Pizzi e Ciampi a dimettersi senza giustificazioni valide, sollevando interrogativi sulla correttezza delle sue azioni.
  3. La tempistica delle richieste di dimissione, avanzate prima di una riunione cruciale, ha creato confusione e un clima di sfiducia tra gli arbitri.

Le conseguenze della condotta di Zappi

Il Tfn ha descritto le modalità operative di Zappi come “sleali”, evidenziando la mancanza di un progetto tecnico condiviso. Questo ha reso evidente che la decisione di dimettersi da parte di Pizzi e Ciampi non fosse frutto di una scelta autonoma, ma piuttosto il risultato di pressioni esterne. Tale situazione solleva interrogativi sulla governance dell’AIA e sulla cultura del sistema arbitrale nel suo complesso.

La sanzione di 13 mesi di inibizione per Zappi rappresenta una risposta severa da parte delle autorità calcistiche, ma pone anche interrogativi su come l’AIA intenda riorganizzarsi dopo questo episodio. La gestione interna e i problemi di leadership potrebbero influenzare non solo l’immagine dell’associazione, ma anche la fiducia degli arbitri nel sistema.

La differente sorte di Marchesi

A differenza di Zappi, il componente del Comitato Nazionale Emanuele Marchesi ha ricevuto una sanzione ridotta a soli due mesi di inibizione. Questo è stato giustificato dal Tfn in virtù del riconoscimento del suo contributo durante l’istruttoria, evidenziando come la sua condotta si sia rivelata utile per le indagini. Questo contrasto mette in luce un’importante distinzione: mentre Zappi ha abusato della sua posizione, Marchesi ha dimostrato responsabilità e volontà di collaborare con le autorità.

In conclusione, la questione Zappi sottolinea l’urgenza di riforme e di una cultura di responsabilità all’interno dell’AIA. È fondamentale garantire un ambiente di lavoro sereno e professionale per tutti gli arbitri, al fine di mantenere l’integrità e la credibilità del calcio italiano. La speranza è che questa vicenda possa portare a una ristrutturazione e a una maggiore trasparenza nelle nomine arbitrarie, affinché episodi simili non si ripetano in futuro.

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