Yuki Tsunoda parla chiaro: non teme il confronto con Verstappen e risponde alle parole di Helmut Marko.
Yuki Tsunoda non ha evitato il confronto. Dopo le dichiarazioni di Helmut Marko, che lo aveva definito un talento meno incisivo rispetto a Max Verstappen, il giapponese ha voluto chiarire il suo punto di vista. “Io e Max avevamo pacchetti diversi, impossibile fare paragoni”, ha detto ai microfoni di Motorsport.com. Una frase semplice, ma che segna una presa di posizione netta verso chi – anche dentro Red Bull – lo ha spesso osservato con distacco, quasi con scetticismo.
Il pilota della Racing Bulls, che ha vissuto stagioni altalenanti con l’ex AlphaTauri, sta vivendo un momento di maggiore stabilità. E con l’arrivo di ingegneri e assetti condivisi con Red Bull, i suoi risultati iniziano a essere più solidi. Nelle ultime gare, Tsunoda ha spesso portato la vettura in zona punti, gestendo con lucidità anche situazioni complicate. L’ultimo passo avanti è proprio nella fiducia: “Ora mi sento ascoltato, sostenuto. E le cose si vedono in pista”, ha detto.
Il passato con AlphaTauri e le critiche interne
Quando è approdato in Formula 1, nel 2021, Tsunoda era considerato un esperimento rischioso. Giovane, con poca esperienza europea, e lanciato in un contesto dove le aspettative sono sempre altissime. I primi anni con AlphaTauri sono stati caratterizzati da errori, penalità, qualche episodio sopra le righe, ma anche da sprazzi di talento vero.

Helmut Marko, consigliere Red Bull noto per il suo approccio diretto, non ha mai nascosto una certa freddezza nei suoi confronti. “Lo ha sottovalutato”, ammette oggi Tsunoda, che però non cerca vendette. Parla con un tono misurato, ma fermo: “So quanto ho lavorato per migliorare. Ogni pilota ha tempi diversi. Io non sono Verstappen, ma questo non vuol dire che non posso far bene”.
I confronti interni in Red Bull sono sempre duri. Il giapponese si è ritrovato spesso a correre con la sensazione di doversi guadagnare il posto ad ogni gara. Eppure, anche grazie al supporto di ingegneri esperti e a un team tecnico più compatto, Tsunoda ha iniziato a costruire risultati. Il salto dalla AlphaTauri alla RB (Racing Bulls) ha comportato un cambiamento importante anche a livello di comunicazione e fiducia reciproca.
Nelle ultime stagioni, il giapponese ha iniziato a essere più regolare in qualifica, più preciso in gara, più lucido nella gestione degli pneumatici. Non è ancora un top driver, e lui lo sa. Ma i numeri, da qualche mese, parlano chiaro. E nel paddock qualcuno ha iniziato a riconoscerlo.
La crescita in Racing Bulls e la sfida per restare in F1
Il team Racing Bulls è la chiave del presente e del futuro di Tsunoda. La struttura, pur con un nome nuovo, mantiene forti legami con la Red Bull principale, sia in termini tecnici che strategici. Il giapponese ha spiegato che il salto qualitativo si è visto soprattutto nel modo in cui il team affronta il lavoro al simulatore e nella preparazione dei weekend di gara. “Ora posso concentrarmi su ciò che conta davvero”, ha detto.
La stagione 2025 è considerata cruciale per la sua carriera. Con tanti giovani in arrivo e una concorrenza spietata, Tsunoda sa che ogni punto conquistato può fare la differenza per restare nel giro. E lo dice con onestà: “Non ho certezze. Devo meritarmi tutto, ogni fine settimana”.
Il riferimento a Verstappen non è una sfida, ma un chiarimento. “Max è unico, lo sappiamo. Ma il mio lavoro non è copiare lui. È capire come portare a casa il massimo dal mio pacchetto”. Una risposta matura, che mostra consapevolezza e volontà. Due parole che, forse, mancavano nei suoi primi anni in Formula 1.
Nel paddock, intanto, le voci sul futuro di Tsunoda si moltiplicano. Alcuni parlano di una possibile promozione come terzo pilota Red Bull, altri vedono in lui un nome appetibile per team di metà classifica. Nessuno, però, lo definisce più un esordiente da testare. A 24 anni, con oltre 70 GP disputati, è ormai parte stabile del gruppo.
Lo ha capito anche Marko, che negli ultimi mesi ha corretto il tiro. “Sta facendo bene, lo ammetto”, avrebbe confidato ai colleghi del muretto. Non è ancora una consacrazione, ma un piccolo passo in più. Quello che Tsunoda voleva, da sempre: rispetto.