Un gruppo di centocinquanta ex calciatori e allenatori ha sollevato un grido di allerta riguardo alla gestione del Fondo di fine carriera, richiedendo maggiore trasparenza e accesso alle informazioni finanziarie. Questo fondo, istituito nel 1975 con l’obiettivo di garantire un sostegno economico ai calciatori al termine della loro carriera sportiva, è diventato oggetto di un acceso dibattito, specialmente dopo le recenti dichiarazioni di Emiliano Viviano, ex portiere di squadre come Fiorentina e Bologna.
Viviano ha espresso la sua frustrazione durante un evento tenutosi all’Hotel Sina Bernini Bristol a Roma. “Dal 1975, anno di istituzione del Fondo, parliamo di oltre 60.000 calciatori solo tra Serie A e Serie B interessati; se consideriamo una cifra bassa, diciamo 2.000 euro a calciatore, ciò porta a un totale di 120 milioni di euro. Vorrei semplicemente sapere dove vanno a finire i miei soldi”, ha dichiarato con un tono di preoccupazione palpabile.
La trasparenza nella gestione di fondi così significativi è di fondamentale importanza, soprattutto considerando che include i contributi versati da calciatori che hanno dedicato la loro vita a uno sport che, purtroppo, non sempre offre garanzie economiche a lungo termine. La richiesta di Viviano è supportata da molti colleghi che, come lui, si trovano ora a fronteggiare le incertezze legate alla propria vita post-carriera.
La controversia legale di Emiliano Viviano
Attualmente, Viviano è coinvolto in una controversia legale con il Fondo di fine carriera. Ha infatti richiesto formalmente l’accesso ai bilanci del Fondo, approvati ai sensi dell’art. 19 dello Statuto, per gli anni in cui è stato attivo. Questa richiesta ha portato il caso davanti al Tribunale di Roma, il quale dovrà pronunciarsi sulla questione. La mancanza di chiarezza riguardo alle finanze del fondo ha sollevato interrogativi non solo tra i calciatori, ma anche tra gli addetti ai lavori e i tifosi.
L’importanza della trasparenza nella gestione del fondo
Andrea Ferrato, amministratore della società Offside FC, ha sottolineato l’importanza di una gestione trasparente per la tutela dei diritti degli atleti. “È tempo che ogni atleta possa ottenere risposte chiare e concrete sui propri diritti, per costruire una consapevolezza che tuteli gli interessi individuali e collettivi della categoria”, ha affermato. Questa richiesta di trasparenza è vista come un passo fondamentale verso una maggiore responsabilità nella gestione delle risorse economiche destinate ai calciatori.
Il Fondo di fine carriera è stato creato per fornire un sostegno economico ai calciatori una volta terminata la loro carriera sportiva. Tuttavia, nonostante il suo obiettivo nobile, la sua gestione è stata spesso criticata. La mancanza di informazioni dettagliate sui bilanci e sull’uso dei fondi ha portato a una crescente sfiducia tra gli ex calciatori, molti dei quali si sentono trascurati e poco rappresentati.
Verso un cambiamento significativo
In un contesto più ampio, la questione della gestione dei fondi pensionistici e di fine carriera non riguarda solo il calcio, ma rappresenta un problema comune a molti settori professionali. La trasparenza nella gestione delle risorse è cruciale per costruire un clima di fiducia e responsabilità, non solo tra i professionisti e le associazioni che li rappresentano, ma anche tra il pubblico e le istituzioni.
Il dibattito sulla gestione del Fondo di fine carriera è destinato a continuare, e la situazione attuale potrebbe fungere da catalizzatore per un cambiamento significativo nella maniera in cui vengono gestiti i diritti e i fondi degli atleti. Con l’aumento della consapevolezza e della richiesta di trasparenza, è possibile che si avvii un processo di revisione che porti a una maggiore responsabilità e a una gestione più etica e sostenibile delle risorse destinate ai calciatori.
Nel frattempo, gli ex calciatori e allenatori continueranno a lottare per una maggiore chiarezza e giustizia, consapevoli che la loro voce è fondamentale per garantire un futuro migliore non solo per loro stessi, ma anche per le generazioni future di atleti. La lotta per la trasparenza è solo all’inizio, ma le richieste di Viviano e dei suoi colleghi rappresentano un passo importante verso una maggiore giustizia nel mondo dello sport.
