De Laurentiis: Infortuni in nazionali, è tempo di un risarcimento!

De Laurentiis: Infortuni in nazionali, è tempo di un risarcimento!

De Laurentiis: Infortuni in nazionali, è tempo di un risarcimento! - ©ANSA Photo

Stefano Cerulli

14 Novembre 2025

Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha recentemente espresso il suo disappunto riguardo agli infortuni dei giocatori durante le partite delle nazionali. Durante un intervento in video collegamento a ‘Motore Italia, edizione America’s Cup’, De Laurentiis ha sottolineato come la situazione attuale sia insostenibile per i club, costretti a gestire le conseguenze di infortuni non previsti in un contesto già complesso e competitivo.

la preoccupazione per gli infortuni

Il presidente ha condiviso la sua preoccupazione specifica riguardo ai giocatori Rrahmani e Anguissa, entrambi tornati dalle rispettive nazionali con gravi infortuni. “Ho prestato Rrahmani ed è tornato sfasciato, Anguissa è tornato sfasciato. Non si può andare avanti così”, ha dichiarato De Laurentiis, evidenziando la frustrazione che molti presidenti di club provano di fronte a questa problematica.

la richiesta di risarcimento

De Laurentiis ha inoltre sollevato un punto cruciale: i giocatori ricevono stipendi dalle società e, pertanto, le società dovrebbero avere un maggiore controllo sulla decisione di mandare i loro atleti a competere con le nazionali. “Se un giocatore si infortuna in Nazionale, si deve riaprire una finestra di mercato e ci devono risarcire”, ha affermato, richiamando l’attenzione sul fatto che i club investono enormi somme di denaro nei propri giocatori e che questi infortuni possono compromettere gravemente il rendimento della squadra.

la questione delle competizioni internazionali

La questione degli infortuni durante le rappresentative nazionali non è nuova. In effetti, la FIFA e l’UEFA sono spesso accusate di non tenere in considerazione il benessere dei giocatori e le esigenze delle società di club. Queste organizzazioni, infatti, organizzano competizioni internazionali che si sovrappongono ai campionati nazionali, creando una pressione addizionale sui calciatori che devono affrontare una stagione già impegnativa.

Negli ultimi anni, la crescente intensità delle competizioni ha portato a un aumento degli infortuni. Secondo i dati forniti da vari studi, i calciatori professionisti possono affrontare fino a 70 partite in una stagione, considerando le gare di club e quelle delle nazionali. Questo carico di lavoro è diventato insostenibile per molti atleti, che si trovano a dover gestire non solo la fatica fisica, ma anche il rischio di infortuni.

De Laurentiis ha suggerito che una possibile soluzione potrebbe essere quella di ridurre il numero di squadre e partite, sia nei campionati nazionali che nelle competizioni internazionali. “Bisogna avere meno squadre, fare meno partite”, ha affermato, un’idea che è stata discussa da molti esperti del settore, che avvertono dei pericoli legati a un calendario troppo affollato.

la necessità di riforme

Inoltre, la questione del risarcimento per gli infortuni subiti in nazionale è un tema che solleva interrogativi sulla gestione dei diritti tra le federazioni nazionali e i club. Attualmente, non esiste una normativa chiara che regoli questo aspetto, e ciò crea incertezze per i presidenti delle società. De Laurentiis ha messo in evidenza come la situazione attuale sia insoddisfacente, affermando che sembra che alla FIFA e all’UEFA non interessi nulla dei campionati nazionali.

Questa situazione ha portato a una crescente richiesta di riforme nel calcio internazionale. Molti presidenti di club, insieme a esperti del settore, hanno iniziato a sollecitare un dialogo con le autorità calcistiche per trovare soluzioni che possano garantire una maggiore tutela per i giocatori e una gestione più equa delle competizioni.

Le parole di De Laurentiis, quindi, non sono solo un’espressione di frustrazione personale, ma riflettono una problematica più ampia che coinvolge il mondo del calcio in generale. Il suo appello per un maggior rispetto dei diritti dei club e dei giocatori potrebbe essere il primo passo verso una trasformazione necessaria del sistema calcistico internazionale, dove il benessere degli atleti e la sostenibilità dei campionati nazionali devono diventare priorità.

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