Capello accusa: gli arbitri sono una mafia!

Capello accusa: gli arbitri sono una mafia!

Capello accusa: gli arbitri sono una mafia! - ©ANSA Photo

Luisa Marcelli

5 Gennaio 2026

Recentemente, le parole di Fabio Capello, ex allenatore di squadre prestigiose come Real Madrid, Juventus, Milan e Roma, hanno scatenato un acceso dibattito nel mondo del calcio. Durante un’intervista al quotidiano spagnolo Marca, Capello ha fatto un’affermazione forte e controversa: “Gli arbitri sono una mafia”. Questa dichiarazione ha immediatamente sollevato un polverone, attirando l’attenzione non solo dei tifosi, ma anche di esperti e addetti ai lavori.

Capello ha focalizzato la sua critica sul sistema di arbitraggio attuale, in particolare sul ruolo del VAR (Video Assistant Referee). Quando gli è stato chiesto se fosse opportuno adottare lo stile di arbitraggio inglese nei campionati spagnolo o italiano, Capello ha risposto in modo secco: “No, no. Gli arbitri sono una mafia”. Una frase che ha colto di sorpresa molti, soprattutto alla luce delle recenti polemiche che hanno coinvolto il calcio spagnolo.

la critica al sistema di arbitraggio

Capello ha infatti sottolineato come gli arbitri non vogliano coinvolgere ex giocatori nel processo decisionale del VAR, affermando che questi ultimi avrebbero una comprensione più profonda delle dinamiche di gioco. Ha dichiarato:

  1. “Molte volte prendono decisioni sbagliate perché non hanno giocato e non conoscono quei movimenti”.
  2. “La Juventus non ha pagato (gli arbitri, ndr) eppure la squadra è stata mandata in Serie B. In Spagna con la storia di Negreira non è successo nulla”.

Queste osservazioni evidenziano un problema che, secondo lui, affligge il modo in cui viene gestita la tecnologia nel calcio.

il contesto delle dichiarazioni

Il contesto in cui Capello ha rilasciato queste dichiarazioni è ulteriore motivo di discussione. La sua accusata “mafia” degli arbitri sembra essere una reazione diretta agli scandali che hanno colpito il Barcellona, accusato di aver pagato il vicepresidente degli arbitri, Negreira, per influenzare le decisioni arbitrali. Capello ha tracciato un paragone con il caso Calciopoli che ha scosso il calcio italiano nel 2006, mettendo in evidenza una disparità di trattamento tra i due paesi.

Le affermazioni di Capello hanno inevitabilmente scatenato reazioni da parte della classe arbitrale, che ha difeso il proprio operato e la propria professionalità. Tuttavia, l’ex allenatore ha cercato di chiarire il significato delle sue parole, spiegando che, quando ha usato il termine “mafia”, si riferiva alla chiusura della classe arbitrale italiana. Secondo Capello, gli arbitri non accettano facilmente il confronto e non sono aperti a far entrare nel VAR persone con esperienza nel calcio.

la necessità di un cambiamento

In un mondo del calcio dove il VAR è diventato un elemento cruciale per garantire l’equità delle decisioni, la questione di chi debba essere coinvolto nel suo utilizzo è di estrema importanza. Capello ha espresso rispetto per il lavoro degli arbitri, ma ha sottolineato la necessità di un cambiamento culturale che possa includere nuove prospettive e competenze.

La polemica non si è limitata a Capello; molti ex giocatori e allenatori si sono uniti al dibattito, esprimendo opinioni simili sulla necessità di riforme nel sistema arbitrale. Il tema della trasparenza e della responsabilità è tornato alla ribalta, spingendo i vertici del calcio a riflettere su come migliorare l’immagine e l’efficacia della loro classe arbitrale.

Inoltre, il dibattito ha messo in luce un altro aspetto cruciale: la comunicazione tra gli arbitri e il pubblico. Molti tifosi e appassionati di calcio lamentano la mancanza di spiegazioni chiare riguardo alle decisioni prese tramite VAR. La trasparenza è essenziale per mantenere la fiducia nel sistema, e una maggiore apertura da parte degli arbitri potrebbe aiutare a mitigare le critiche.

In conclusione, le parole di Capello hanno riacceso un dibattito fondamentale sul ruolo degli arbitri nel calcio moderno e sulla necessità di un sistema più aperto e inclusivo. La sua accusa di “mafia” ha messo in luce le frustrazioni di molti, ma ha anche aperto la porta a una riflessione più profonda su come il calcio possa evolversi e migliorare. La comunità calcistica è ora chiamata a rispondere e a prendere in considerazione le necessità di cambiamento per garantire un futuro più equo e trasparente per tutti.

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