Boniek contro il Mondiale a 48 squadre: le sue ragioni sorprendenti

Boniek contro il Mondiale a 48 squadre: le sue ragioni sorprendenti

Boniek contro il Mondiale a 48 squadre: le sue ragioni sorprendenti - ©ANSA Photo

Luca Baldini

5 Gennaio 2026

Zbigniew Boniek, ex attaccante di fama internazionale e attuale vicepresidente della UEFA, ha recentemente espresso la sua opinione sull’ampliamento del Mondiale di calcio da 32 a 48 squadre. Durante un’intervista a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, Boniek ha affermato con decisione: “Onestamente non sono favorevole al Mondiale a 48 squadre, sono troppe. Non aumenterà la qualità del gioco”. Le sue parole riflettono una preoccupazione diffusa tra molti appassionati, che temono che un numero maggiore di partecipanti possa compromettere il livello di competitività e il valore complessivo del torneo.

La complessità delle qualificazioni

Boniek ha sottolineato come l’attuale sistema di qualificazione renda difficile accedere al Mondiale, affermando che “ora è più difficile qualificarsi al Mondiale che uscire dal girone”. Questo commento evidenzia la crescente complessità delle qualificazioni, un aspetto che potrebbe essere ulteriormente aggravato da un aumento del numero di squadre partecipanti. L’ex calciatore ha anche notato che l’Europa, il continente con la tradizione calcistica più forte, ha visto un incremento marginale di soli tre posti rispetto al passato, suggerendo che l’ampliamento del torneo non tiene conto delle reali dinamiche competitive.

Aspetti economici dell’ampliamento

La sua analisi si concentra anche sugli aspetti economici che guidano questa decisione. “È una questione politica, di soldi. Più partecipanti vuol dire più ricavi pubblicitari e più diritti tv”, ha dichiarato Boniek. Questo punto di vista mette in luce come le decisioni sulla struttura dei tornei possano essere influenzate da interessi economici piuttosto che da considerazioni sportive. L’ampliamento del Mondiale, previsto per la prima volta nel 2026, coincide con un periodo in cui il calcio è diventato un’industria globale, con enormi investimenti e ritorni economici che spingono le federazioni a cercare nuove modalità per generare profitti.

Le qualificazioni di Italia e Polonia

Passando a questioni più specifiche, Boniek ha parlato delle prospettive per le qualificazioni di Italia e Polonia ai Mondiali del 2026, che si terranno in modo congiunto negli Stati Uniti, in Messico e in Canada. Riguardo alla Nazionale italiana, ha detto: “Non riesco a immaginare che l’Italia non vinca contro l’Irlanda del Nord in casa”. Questa affermazione evidenzia una certa fiducia nelle capacità della squadra, ma Boniek è consapevole che la situazione potrebbe complicarsi nella fase successiva delle qualificazioni. “Il problema è la seconda partita: una gara secca fuori casa contro Galles o Bosnia può essere pericolosa”, ha avvertito.

L’ex calciatore ha mostrato un forte attaccamento emotivo alla Nazionale, sottolineando che il suo desiderio di vedere l’Italia ai Mondiali è motivato anche dalla generazione futura di tifosi: “Auguro a Gattuso e a tutta la squadra azzurra di qualificarsi ai Mondiali, anche perché ho dei nipotini che giocano a calcio, sono tifosi della Nazionale italiana e vogliono vedere gli azzurri ai Mondiali”. Questo collegamento intergenerazionale mette in evidenza l’importanza del calcio non solo come sport, ma anche come fenomeno culturale che unisce famiglie e comunità.

Riguardo alla Polonia, Boniek ha analizzato la situazione delle qualificazioni con realismo. “Abbiamo due partite equilibrate e difficili: prima Albania in casa, poi eventualmente contro una tra Svezia e Ucraina in trasferta”, ha dichiarato, esprimendo un certo ottimismo ma anche una consapevolezza delle sfide che attendono la squadra. “In teoria siamo favoriti, come l’Italia”, ha concluso, evidenziando le aspettative nei confronti della Nazionale polacca.

Riflessioni sul futuro del calcio

La posizione di Boniek riflette una tensione crescente nel mondo del calcio riguardo all’equilibrio tra commercializzazione e qualità del gioco. Con l’aumento del numero di squadre, ci si domanda se i tornei più ampi possano davvero mantenere l’integrità e l’emozione che caratterizzano il calcio ai massimi livelli. La sua analisi offre spunti di riflessione su come il calcio possa evolversi nelle prossime stagioni, in un contesto in cui le dinamiche economiche e politiche giocano un ruolo sempre più cruciale.

In un’epoca in cui il calcio è diventato un fenomeno globale, le parole di Boniek risuonano come un campanello d’allarme per molti puristi del gioco, che temono che l’essenza del calcio venga compromessa in nome del profitto. Con la crescente commercializzazione, il futuro del calcio potrebbe riservare sorprese, e la voce di esperti come Boniek sarà fondamentale per guidare il dibattito su questi temi cruciali per il futuro del gioco.

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