Lo sport è spesso descritto come un linguaggio universale, capace di unire le persone al di là delle barriere culturali, linguistiche e politiche. Per Hadi Tiranvalipour, un campione di taekwondo iraniano ora rifugiato in Italia, questa affermazione è più di un semplice slogan: rappresenta la sua missione di dare voce a un popolo oppresso. Nativo di Karaj, Hadi è costretto a vivere lontano dalla sua terra natale, ma il suo cuore rimane saldamente ancorato all’Iran, dove il suo popolo sta affrontando una dura repressione.
L’incontro con la federazione italiana di taekwondo
Nel 2023, Hadi è stato accolto dalla Federazione Italiana di Taekwondo, un gesto che gli ha permesso di prepararsi per le prossime Olimpiadi di Parigi 2024. La sua storia non è solo quella di un atleta, ma anche di un uomo che ha vissuto in prima persona il dramma delle proteste in Iran, un paese dove la libertà è costantemente messa in discussione. “Noi sportivi dobbiamo essere la voce del nostro popolo”, afferma Hadi durante una telefonata con l’ANSA, evidenziando l’importanza di utilizzare la propria piattaforma per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale.
La lotta per la libertà
Hadi ha trascorso otto anni nella nazionale iraniana di taekwondo, partecipando a numerose competizioni internazionali e raggiungendo traguardi significativi. Tuttavia, la sua vita è cambiata drammaticamente quando ha deciso di lasciare l’Iran, un paese scosso da manifestazioni di dissenso, spesso represse nel sangue. La sua determinazione a combattere per la libertà del suo popolo è chiara:
- “Il nostro obiettivo è cambiare questo regime per ridare la libertà al popolo iraniano”.
- Sostiene Reza Pahlavi, il figlio dello scià deposto nel 1979, considerandolo una figura che potrebbe guidare il cambiamento necessario nel paese.
La situazione in Iran è critica. Negli ultimi giorni, il governo ha bloccato completamente l’accesso a Internet, non per motivi tecnici, ma come strategia politica per soffocare le proteste. “Le persone sono scese in piazza per protestare contro un regime ingiusto”, spiega Hadi, sottolineando come la paura e l’isolamento stiano permeando la vita quotidiana degli iraniani. “Io non posso contattare la mia famiglia, non so niente di loro”, continua, rivelando l’angoscia che prova nel non poter avere notizie dei suoi cari.
Un messaggio di speranza
La repressione dei diritti umani in Iran è un tema ricorrente, e Hadi non esita a lanciare un appello alle comunità internazionali: “Chiediamo solo la libertà, è un nostro diritto”. Il suo messaggio è chiaro e diretto: il popolo iraniano merita di vivere in un paese libero, dove i diritti fondamentali siano rispettati e garantiti.
Dal suo arrivo in Italia, Hadi ha trovato un ambiente accogliente e stimolante al Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti” di Roma. Qui si allena con la nazionale italiana di taekwondo, un’opportunità che gli consente non solo di perfezionare la sua tecnica, ma anche di prepararsi per eventi importanti come gli Europei di aprile e le Olimpiadi di Los Angeles 2028. “Mi trovo bene qui dove sono stato accolto”, afferma Hadi, esprimendo la sua gratitudine verso l’Italia che gli ha offerto un rifugio sicuro e la possibilità di inseguire i suoi sogni sportivi.
Oltre alla sua carriera atletica, Hadi è anche laureato in scienze motorie, il che dimostra il suo impegno non solo nello sport, ma anche nell’educazione e nella formazione. Questo background accademico potrebbe rivelarsi utile anche per il suo futuro, sia in Italia che, auspicabilmente, un giorno in Iran, quando ci sarà la possibilità di tornare e contribuire alla ricostruzione del suo paese.
Hadi Tiranvalipour non è solo un atleta, ma un simbolo di speranza per molti iraniani e per coloro che credono nei diritti umani. La sua voce, unita a quella di altri sportivi e attivisti, potrebbe diventare un potente strumento di cambiamento. La sua storia ci ricorda che, anche in tempi bui, lo sport e la solidarietà possono essere forze trasformative in grado di promuovere la pace e la libertà.
